“Lo giuro!…

…e partì la fanfara.
Era il 4 dicembre 1999, avevo da poco compiuto 18 e stavo per concludere un percorso formativo che mi avrebbe segnato per sempre.
Quando vivi per mesi tra le quattro mura di un luogo in cui le parole “Patria e Onore” non sono solo uno slogan appeso al muro in caratteri giganti, quando hai condiviso con i tuoi frà di corso esercitazioni con caldo, freddo, pioggia, vento…
Quando ti chiedono, a 18 anni, se sei pronto a giurare di onorare e difendere la Repubblica Italiana, beh, tu non ti limiti a rispondere, lo gridi con tutto il fiato che hai in corpo, e ancora più in alto salgono voce e cuore quando canti l’inno nazionale.
Ci credi in quel giuramento, e non potrai che crederci per il resto della tua vita.
Anche quando devi difendere l’indifendibile. Anche quando quella Patria che ami si dimentica dei suoi figli, siano essi due Marò in India, cinquantenni padri di famiglia che hanno perso il lavoro o trentenni plurilaureati che fanno gli operatori di call center a 300€ al mese e che non vedranno mai un euro di pensione.
Come si fa a difendere e onorare l’indifendibile?
Io non ci riesco più, ma difenderò sempre i miei fratelli.

“Ma perché, allora? …

…Perché avrei dovuto preoccuparmi di quello che pensava? Abbassai lo sguardo su di lei, sul suo bellissimo viso, sui suoi occhi meravigliosi che mi aprivano le profondità della sua anima, e non appena i miei occhi incontrarono i suoi ne seppi la ragione e…tremai.” (E.R. Burroughs – John Carter di Marte)

Un viaggio a Liverpool, la riscoperta, a quasi 27 anni di distanza, del libro che prima di tutti gli altri mi fece rimanere col naso all’insù verso il cielo stellato.

Non si può più tornare a casa.

“E poi…

…un certo giovedì, quasi duemila anni dopo che un uomo era stato inchiodato a un palo per avere detto che sarebbe stato molto bello cambiare il modo di vivere e cominciare a volersi bene gli uni con gli altri, una ragazza seduta da sola a un piccolo caffè di Rickmansworth capì d’un tratto cos’era che per tutto quel tempo non era andato per il verso giusto, e finalmente comprese in che modo il mondo sarebbe potuto diventare un luogo di felicità. Questa volta la soluzione era quella giusta, non poteva non funzionare, e nessuno sarebbe stato inchiodato ad alcunché. Purtroppo però, prima che la ragazza riuscisse a raggiungere un telefono per comunicare a qualcuno la sua idea, successe una stupida quanto terribile catastrofe, e di quell’idea non si seppe mai più nulla”. (Douglas Adams – Guida Galattica per Autostoppisti)

Non è una questione religiosa, ma di natura umana.

E di cuori avvelenati.

Nubi scure…

…apparentemente cariche di pioggia che si spostano rapidamente in cielo. È giá buio, ma le osram giallo-arancio rischiarano tutto, cielo compreso.
Il vento di libeccio innervosisce tutti: uomini, animali e perfino il mare che schiuma di rabbia.
Cerca di bloccarmi, mi ruggisce addosso, frena i miei passi. Ma oggi non vincerà. Oggi chino la testa e vado cocciutamente avanti. Oggi devo vedere se la testa – se la tigna – è più forte del vento e della voglia di restare in casa. Oggi vinco io.

Il problema…

…, almeno per quel che concerne la mia vita, è che passo in modo troppo repentino dalla Torre Eiffel di Parigi alla Torre Europa di Civita, per poi ritrovarmi a dover smaltire il disagio.

Gna posso fa.

Passeranno…

…i dolori, gli infortuni, questo amaro in bocca.

Che poi è un classico: uno s’impegna per mesi e poi, sul più bello, si ritrova fermo con una gomma a terra. O un’infiammazione al tendine.

Ancora una volta c’è da rialzarsi, scrollarsi la terra di dosso, rimboccarsi le maniche e ripartire. Magari con un po’ più d’entusiasmo, magari tornando a sorridere un po’ di più. Non sarà facile dopo gli ultimi due anni passati a prenderne di santa ragione, ma devo farcela.

C’era bisogno di un abbraccio amico e di tramonti diversi, di parole nuove e di sensazioni dimenticate.

E di verde. Tanto verde.

“Vivo…

…ora, qui, con la sensazione che l’universo è straordinario, che niente ci succede per caso e che la vita è una continua scoperta. E io sono particolarmente fortunato perché, ora più che mai, ogni giorno è davvero un altro giro di giostra.” [Tiziano Terzani]

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Buongiorno.