Nike+ Human Race 10k – Roma 31.08.2008

E’ iniziato tutto per gioco, un’idea che doveva sparire nel giro di pochi giorni, una piccola follia che non avrebbe dovuto avere un seguito.

Verso la fine di giugno mi capitò tra le mani la cartolina/volantino della Nike+ Human Race, una corsa di 10km organizzata dalla Nike in (quasi) contemporanea in 25 città del mondo. L’evento era volto a raccogliere fondi per aiutare tre organizzazioni: WWF, Livestrong (la fondazione di Lance Armstrong per aiutare la ricerca e i malati di cancro) e Il fondo ONU per i rifugiati.
Lì per lì non gli prestai troppa attenzione, anche se l’idea era stimolante e degna di nota. Una parte di me diceva “ma ti immagini? correre inseme a migliaia di persone in tutto il mondo!” e l’altra le rispondeva “lascia perdere! da quando in qua corri?”
Lo scontro è stato feroce, finchè un giorno mi decisi a chiamare il sor Stefano, un mio amico runner che ha più volte sbattuto il muso contro la mia totale apatia per la corsa.
Gli chiedo: “non è che potresti farmi un programmino per riuscire a sopravvivere ad una corsa di 10 km?”
E lui: “ti senti bene? è uno scherzo?”
E io: “nessuno scherzo, voglio provare”

In un paio di giorni mi fa avere un programma di running misto a walking, una cosetta leggera per chi, come me, ha sempre teso allo stato di quiete. E così cominciai…
Le prime settimane si svolsero al ritmo di una lumaca, con tempi di camminata decisamente superiori a quelli della corsa, ma andava bene così, di ruggine nel mio corpo ce ne era fin troppa.
dopo la seconda settimana ho visto i primi segni di miglioramento: correvo bene, non mi pesava mettermi le scarpette, andavo a correre quasi volentieri.
A fine luglio la svolta: si passa dallo stadio lumaca a quello di aspirante gazzella. I tempi di corsa aumentano, quelli di camminata restano praticamente gli stessi, ma la velocità è un’altra. Mi sento più forte, le gambe reggono bene alla fatica, il fiato c’è.
Stefano mi chiama verso il 28 di luglio e rimane sorpreso nel sapere che due sere prima avevo affrontato una corsetta di circa 6km senza avvertire alcun problema.
Continuo ad allenarmi e la distanza cresce ad ogni uscita: 6,4km -7km – 7,8km
Al 20 agosto corro tranquillamente 10 km, ora però c’è da lavorare sul ritmo gara. Stefano mi da qualche suggerimento per aumentare la velocità senza rimanerci secco, ma c’è poco tempo per migliorarsi, in 10 giorni non si riesce a fare molto.

30 agosto – la vigilia della gara

E’ mezzogiorno quando prendo l’autobus che mi porta al Villaggio Nike allestito all’interno dello Stadio Nando Martellini alle Terme di Caracalla. C’è poca gente, di sicuro tutti sono andati a mangiare. Vado alla verifica dell’iscrizione.
“Cognome?” mi chiede la signorina
“Baldini” rispondo io
il signore della fila accanto si volta e mi dice: “cognome importante!”
e io: “si, bè, mi basterebbe avere anche solo il mignolo destro di Stefano Baldini!”. Risate.
Ritiro la maglietta/pettorale numero 0997536, il chip da attaccare ai lacci delle scarpe e il wristband della Livestrong. Abile e arruolato per la corsa!

31 agosto – giorno della gara

Prendo la metro a Termini verso le 18.45. Incontro molti altri corridori di tutte le età e nazioni: c’è una coppia che, a giudicare dalla parlata, mi sembrano tedeschi, un gruppetto di siciliani, un milanese.
A quest’ultimo chiedo se sapesse quanto fosse il tempo limite. Non saprò mai se lui si riferiva alla corsa Competitiva o Non Competitiva, fatto sta che mi risponde: “1 ora e 20 minuti”
“cioè 80 minuti?” gli chiedo io.
“esatto” dice lui.
Io tiro fuori una faccia perplessa e poco convinta, lui se ne accorge e dice scherzando “suvvia! sono 8 minuti al chilometro!”
8 minuti al chilometro: esattamente il mio ritmo.
Arriviamo al Villaggio e mi rendo conto che la situazione è completamente diversa rispetto al giorno prima: maglie rosse ovunque, gente che va e viene, musica, caos. Mi faccio coraggio e dopo essermi cambiato vado a posare lo zaino al deposito bagagli.

Abbigliamento di Benny: Maglietta/pettorale rossa della Nike Human Race, calzoncini a mutandone della Legea bianchi con bordi blu, fantasmini Diadora neri, scarpe Asics Gel1130, lettore mp3 della Sony e costume slip dell’Adidas.

Mi faccio un paio di giri di corsa per riscaldarmi, allungamento e inizio a bere dell’acqua per idratarmi prima della corsa. C’è un colpo d’occhio incredibile: migliaia di persone, un mare rosso che brulica di vita. Mi tremano le gambe per l’emozione, il cuore mi batte fortissimo, ma solo quando ci chiamano per allinearsi al Via mi rendo conto di quello che succede. Davanti, dietro, tutt’intorno ho solo magliette rosse, dialetti di tutta italia, lingue di mezzo mondo.
Il Trio Medusa sta sparando vaccate ma presto attenzione solo quando Carl Lewis, il Figlio del Vento, una leggenda, un mito per me, in un italiano un pò stentato dice: “In bocca al lupo, Roma!”. Sto per svenire dall’emozione ma mi tiro su, non è il momento per essere deboli, 10 km mi separano dal mio obbiettivo.

CHE CORSA RAGAZZI!!!

Conto alla rovescia, e BAM! Si parte!
O meglio, davanti partono. Prima di far scorrere 10.000 persone ce ne vuole e solo dopo 3 minuti riesco a transitare sotto al Via e a far partire il cronometro. Al primo chilometro c’è un boato da parte di tutti (che non verrà più ripetuto causa carenza di fiato) ma subito dopo ci si blocca perchè la strada è troppo stretta e non si riesce a passare tutti insieme. Si riparte al ritmo di prima e via, dritti verso il secondo chilometro e il primo tratto in salita, Via Cavour, passando dietro il Colosseo e Via dei Fori Imperiali.
A destra e a sinistra la gente ci incita, ci applaude, una sensazione bellissima. Lo spettacolo di Roma in notturna, la gente, il fiume rosso che si snoda davanti e dietro di me, l’eccitazione della corsa mi fanno dimenticare dell’orologio e dei parziali a km. Penso che davanti a me sta correndo Paul Tergat, un mito della maratona, penso che su queste stesse strade ha corso Abebe Bikila, a piedi nudi, nel 1960…

Il primo passaggio davanti al Vittoriano

Il primo passaggio davanti al Vittoriano

Al Km 4 sono in crisi: ho la gola secca e la bocca asciutta, segno che non mi sono idratato a sufficienza prima della partenza ma, fortunatamente, a Piazza del Popolo hanno messo il rifornimento d’acqua e ne approfitto per bere un bicchiere camminando per 2-3 minuti.
Arrivo al km 7 e mi ricordo dell’orologio, gli do uno sguardo e non posso credere ai miei occhi: 42 minuti e spiccioli! Troppo veloce! sono sui 6 minuti e un pò al km, decisamente veloce per i miei standard. Di sicuro l’aver seguito un gruppo veloce ha aiutato, ma forse è il caso di risparmiarsi per non morire sul traguardo e infatti inizio a rallentare (anche perchè il museo dell’Ara Pacis di notte è stupendo) e al km 8 sono a 50 minuti.
Si arriva a Piazza Venezia con il Vittoriano che domina su di noi e lì inquadro le bandiere del 9° km, giurando a me stesso che questa sarebbe stata la mia prima e ultima 10km. Sono a 57 minuti quando passo per il checkpoint e le gambe mi fanno male anche se il fiato c’è.
Gran parte dell’ultimo chilometro è in discesa, ma la sorpresa arriva agli ultimi 200 metri: una salitella introduce alla volata finale prima del traguardo. Per il sottoscritto è troppo, le gambe urlano e mi sembra di non avere più energie, poi si scollina, vedo a 100 metri il traguardo e la linea di arrivo e tiro fuori tutto quello che mi è rimasto da tirare fuori, che è poco e niente, ma sufficiente per farmi arrivare al traguardo in solitaria dietro a un gruppetto di 5 e davanti a un gruppone enorme che quasi mi travolge.
Fermo il cronometro a 1 ora 05 minuti e 28 secondi, poca differenza dal tempo ufficiale misurato dalla Nike tramite chip che dice: 1h 05′ 29″
Sono distrutto, ritiro la medaglia-ricordo e filo ai distributori di acqua e powerade.
Assieme alla stanchezza cresce in me un senso di soddisfzione, di orgoglio, perchè 2 mesi prima uno scenario simile me lo sarei solo sognato, e invece eccomi lì, vivo, felice, stanco, sudato, stremato, dolorante ma terribilmente soddisfatto per come è andata la corsa!
Uno dei momenti più belli di tutta la mia vita…

Mentre mi avvio verso il Villaggio Nike incontro Rachele che mi scatta queste due foto, sintesi perfetta di come stavo a fine corsa:

Fine Gara

Fine Gara

CHE CORSA!!!

Benny

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