The Special One

Si è scritto tanto su questo personaggio, a volte troppo. E’ da quando è arrivato che nei programmi sportivi non si fa altro che parlare di lui, lo Special One, e allora mi sono adeguato, ma solo perchè a me Josè Mourinho piace.

Senza tornare indietro al suo palmarès di vittorie (storica vittoria della Champions League col Porto e lo scudetto al Chelsea che non lo vinceva da 50 anni), mi riferisco principalmente al suo modo di essere: E’ arrivato parlando in italiano alla sua prima conferenza stampa (cosa che non gli è riuscita a Schumacher dopo 10 anni in Ferrari), dice quello che pensa (anche se a volte “esagera”), prende appunti durante le partite (segno che cerca di tenere tutto sotto controllo), non ha paura di fare i nomi di chi non rispetta le sue direttivi tattiche in partita, sta facendo tornare Adriano il giocatore che era prima e soprattutto ha profondo rispetto per gli avversari (anche se a volte spare cose del tipo “se avessimo vinto 5-1 col Catania non avremmo rubato niente”).

A questo, ci aggiungo due episodi che mi hanno fatto apprezzare quest’uomo.

Il primo risale alla storica finale di Champions tra Porto e Monaco. Al momento della premiazione e della festa a centrocampo per la vittoria, Mourinho si leva la medaglia e se ne va negli spogliatoi. Inizialmente incomprensibile, il gesto voleva denunciare lo stato d’animo di una personaa causa delle minacce di morte ricevute nella settimana precedente solo perchè lui aveva un accordo con il Chelsea per la stagione successiva. Lui che l’anno prima aveva portato il Porto alla conquista della Coppa UEFA, lui che quella sera aveva raggiunto il massimo traguardo raggiungibile da un club in europa, non riesce a festeggiare per colpa di folli senza onore e senza coscienza.

L’altro episodio risale a domenica. In un calcio in cui tutti parlano di troppe partite e della presunta stanchezza dei giocatori che domenica avrebbe influenzato la partita degli interisti, lo Special One se ne esce fuori con una risposta del tipo: “Stanco è il padre di famiglia che torna a casa dopo 15 ore di lavoro per poche centinaia di euro di stipendio…”. Non nego che questa risposta mi ha colpito, positivamente intendo. Ogni settimana si sentono allenatori che parlano di stress, fatica, tacchetti sbagliati, errori arbitrali; lui no, non cerca alibi e candidamente ammette che il Genova ha giocato bene e che lo 0-0 ci sta, anche se lui non tollera gli atteggiamenti di alcuni suoi giocatori. Si, non c’è dubbio, come ha detto Cassano: “Questo qua c’ha due c….ni così!”, insomma, è uno forte 🙂

 

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