In Penny Lane there is a barber showing photographs…

….ovvero: spedizione Blue in the face a Liverpool, 04-06 Sett. 2009.

Il teatro inizia a muovere gente e idee da una parte all’altra d’Europa e del mondo. Il fine settimana passato dal sottoscritto e Attilio a Liverpool ne è una prova.

Ormai gli scambi culturali tra il nostro teatro e i teatri stranieri sono partiti, la macchina è in moto e dovremo essere bravi a non farla fermare.

Innanzitutto, Liverpool. Ne ho sentito di cotte e di crude su questa città: violenza, criminalità ad ogni angolo di strada, sporcizia, città industriale grigia e cupa. Se da un lato non posso certo dire che sia una città bellissima, dall’altro i quartieri di età vittoriana, la cordialità della gente (che si scontra perfettamente con la reputazione di “ostili agli italiani”), i pochi raggi di sole, i giardini, i parchi, i viali alberati e quell’aria sempre un pò british mi hanno fatto apprezzare una città che dal punto di vista monumentale ha ben poco da dire, ma che da quello culturale e umano ne ha tantissimo. Musei (non solo quello davvero simpatico e funzionale dei Beatles), gallerie d’arte, locali interamente dedicati all’arte in tutte le sue forme, biblioteche e librerie. Come ti volti c’è qualcosa che sta lì pronta a stuzzicare la tua mente.

Arriviamo al John Lennon Airport che sono le 13 passate (ora locale) dopo un atterraggio “a panzata” del pilota di Ryanair. Dicesi atterraggio “a panzata”, un atterraggio fatto nello stile dei tuffatori overweight che si vedono nei filmati di paperissima e nei trashissimi film di serie B americani, e che mette a dura prova i carrelli e la pazienza dei viaggiatori.

All’apertura del portello ci rendiamo subito conto che siamo in Inghilterra: siamo passati dai 31° con sole di Roma ai 18° con nubi, pioggia e vento di tramontana di Liverpool. Attilio gela, io dopo tre mesi torno a respirare!!!

Ad accoglierci c’è Ian Moore, Direttore artistico della Compagnia Teatrale Black Box Merseyside, un omone di quasi due metri che tiene in braccio la piccola Rose Ophelia, un capolavoro di bambina biondissima e vivacissima, stracontenta delle sue scarpettine rosse nuove di pacca che ci mostra ogni piè sospinto. Scambio di convenevoli, un paio di foto e poi via in macchina verso la città. Primo dramma: stare seduto a sinistra e non avere un volante davanti confonde non poco.

Usciamo dall’aeroporto ed eccolo, parzialmente immerso nell’asfalto, il SOTTOMARINO GIALLO!!!!!

Dopo un breve tragitto arriviamo all’ostello, in ordine, pulitissimo e soprattutto silenzioso. Il tempo di rinfrescarci un pò e di fare una passeggiata alla vicinissima Albert Dock, complesso di negozi, locali e musei ricavati dalle vecchie dockhouse di Liverpool, ed ecco che Ian ci viene a prendere per portarci allo Unity Theatre, il teatro dove verosimilmente ci esibiremo. Prima, una breve sosta in un cafè poco distante dove l’espresso non è affatto male.

Gli spazi da 88 e 150 posti sono eccezionali, ben curati, un simbolo di efficenza. Il Direttore, un tal Graeme, è una via di mezzo tra un Malgioglio e un Marzullo con una puntina di Alberto Angela. Parla talmente tanto a bassa voce che si stenta a comprenderlo. Ci porta a spasso per il teatro, mostrandoci tutti i locali e permettendoci di fare tutte le foto del caso.

Al termine della visita ci rendiamo conto di non aver pranzato e di essere davvero affamatissimi, così Ian ci porta ad un ristorante greco poco distante, prima di accompagnarci a vedere i locali della Black Box.

Black Box Merseyside sorge nel cuore di un quartiere di Liverpool dalla pessima reputazione. E’ un quartiere particolarmente povero, con case rattoppate, scheletri di auto incendiate, edifici abbandonati bersaglio di mini gang agli angoli delle strade che ti guardano strano. Sorge proprio per tirar via i ragazzi dalle strade e offrirgli un’alternativa tramite i tanti programmi educativi.

Ian ci riaccompagna in ostello, dove ci riposiamo un pò prima di uscire per la cena. Andiamo nella zona dei locali che ci ha segnalato Ian, e dopo aver dato un’occhiata in giro ci infiliamo in un discopub tranquillo e con buona musica.

Il sabato mattina, dopo una classicissima colazione all’inglese con uova strapazzate, pane tostato, caffè, bacon, delle salsicce divine, e delle patate (tanto per non farsi mancare nulla), la visita al museo dedicato ai Beatles è d’obbligo. Appena mettiamo il naso fuori, ecco la pioggerella inglese che ci da il benvenuto. In effetti, senza pioggia non riuscivamo a credere di essere in Inghilterra.

Situato ad Albert Dock, a un tiro di schioppo dall’ostello, il museo sulla storia dei Beatles è nel basamento di una delle dockhouse e si snoda lungo un percorso serpeggiante con teche piene di cimeli di valore inestimabile (come la prima chitarra di John Lennon) e di riproduzioni dei locali dove i Beatles hanno suonato. C’è perfino una stanza che riproduce l’interno del sottomarino giallo!!

Passiamo il pomeriggio girando per Liverpool con Ian che ci porta anche a casa sua per un tè con gli scones (pasticcini fe-no-me-na-liiii) e dolcetti vari tra i qualli una torta di mele davvero buona.

Prima di andare allo spettacolo teatrale della sera, riusciamo a passare dallo stadio di Anfield e per la mitica Penny Lane, dove vediamo i locali del barbiere citato nella canzone e nei quali ora c’è uno studio notarile.

Lo spettacolo teatrale della sera è stato molto piacevole. GLi attori erano davvero bravi e le quasi 2 ore e mezza di spettacolo non ci sono pesate affatto. Il teatro era particolarissimo. In origine un magazzino dell’età vittoriana, è stato acquistato da un privato qualche anno fà e, assieme ad uno studio di architetti, è stato risistemato ricavando ben 3 spazi per il teatro di grande capienza, due gallerie d’arte, un ristorante, un pub e vari altri locali.

Ci siamo imbarcati domenica mattina alle 06.30, con Ian che ci ha riaccompagnati regalandoci due polo della Black Box.

La speranza è di tornare presto a Liverpool, perchè ho l’idea che sarà un’altra città che mi resterà nel cuore.

Fotoalbum su nella sezione foto.

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