Quando l’Irlanda…

…ha subito il gol del pareggio dalla Francia, tutti hanno gridato allo scandalo: Henry che stoppa la palla con la mano, la passa a Gallas, gol della Francia, Henry che esulta, Francia al Mondiale, Irlanda ingiustamente fuori, c’è da ripetere la partita, c’è da mandare l’Irlanda al Mondiale come wild card, c’è da squalificare Henry per atteggiamento antisportivo…

Ennesimo episodio che mi ha portato a prendere sempre più le distanze da uno sport nel quale mi riconosco sempre meno.

Ieri sera invece mi si risolleva il morale grazie al gesto di Buffon il quale, in una partita come Juventus-Inter, dice all’arbitro che, si, ha toccato il pallone e quindi è calcio d’angolo per l’Inter. Un bel gesto sportivo in un clima tesissimo per la rivalità, le polemiche, Calciopoli, i cori contro Balotelli…

 Poi oggi leggo questo sulla Home di Gooooooooooooogle:

Ascoli in gol con l’uomo a terra: Pillon ordina di fare segnare la Reggina.

Inizio a leggere con curiosità e interesse. Non mi pare vero che possa essere successa una roba del genere. Leggo l’articolo con il sorriso finchè non arrivo all’ultimo paragrafo, dal quale si evince che i tifosi dell’Ascoli non l’hanno presa bene insultando i giocatori (il portiere Frezzolini in particolare) per il gesto compiuto. Nell’articolo si accenna anche ad un possibile eccesso di fair play, cosa che non condivido, considerato che il gol segnato dall’Ascoli era viziato da un infortunio dell’avversario.

Mi è venuto da pensare. Alla mano di Henry, al gesto di Buffon, all’Ascoli e ai suoi tifosi,  e ho tratto una conclusione alla quale ero già arrivato tanto tempo addietro: non siamo pronti.

Non siamo pronti al fairplay, essere mitologico che viene invocato solo quando gli altri ci fanno un presunto sgarbo, non siamo pronti alle moviole in campo, ai palloni buttati fuori o un’azione interrotta perchè l’avversario s’è fatto male. Mi duole dirlo, ma in Italia non c’è la cultura dello sport. O meglio, i valori di sportività sono ben celati agli occhi dei tifosi di calcio e di buona parte dei calciatori e credo sia per questo che il mio malessere riguardante uno sport che amo cresce ogni giorno di più, portandomi verso altri sport, verso altre realtà.

Non siamo pronti, c’è tantissimo lavoro da fare.

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