Avatar…

…ha reso necessaria una profonda modifica alla mia personale graduatoria dei film preferiti.

Ho aspettato molto, moltissimo, prima di andarlo a vedere. Nel frattempo ne ho sentite di tutti i colori (dal più comune: “Storia scialba, effetti speciali che non sono tutto ‘sto gran che…” , al certamente più fantasioso: “La morale è che la vita è un gioco e vince chi ha l’uccello più grosso.”).

Sarò breve perchè non  mi va molto di dilungarmi sulla trama e sulla componente tecnica del film, non mi è mai piaciuto analizzare e smembrare opere d’arte, siano esse poesie o film.

Cercherò piuttosto di rendere l’idea delle sensazioni che il film mi ha trasmesso attraverso il mix di colori, perchè per me Avatar è principalmente un’esperienza sensoriale di grande impatto, una gioia per gli occhi, un trionfo di sfumatore e di colori saturi fino all’inverosimile.

Innanzitutto, il freddo. I toni di grigio e azzurro delle scene iniziali e della maggior parte delle scene interne mi hanno procurato quel brivido caratteristico dell’ambientazione di Alien. Astronavi e laboratori illuminati da lampade al neon che gettano la loro gelida luce sulle persone, metallo e cemento, il verde mimetico delle uniformi militari e il pallore dei camici. L’azzurro elettrico del criosonno e delle capsule. Il tutto è tipico delle moderne installazioni militari e scientifiche e ti mette già nel mood giusto, trasmettendoti la glaciale indifferenza dell’avanzaro mondo d’oggi. Ogniqualvolta si esce dai laboratori, agli hangar, dalle astronavi, ecco che si viene investiti dal resto dei colori.

Quando dal grigio-azzurro si passa al viola/indaco/turchese e le varie sfumature che essi prendono nella meravigliosa Pandora notturna, le sensazioni cambiano del tutto. Pandora è selvaggia, ostile, ma anche accogliente per chi riesce a vivere il legame che unisce le creature animali e vegetali di questo luogo. Acqua. Questo ho pensato. Non so perchè, ma il silenzio, la dolcezza, la potenza del mondo notturno mi hanno ricordato l’acqua. Sarà che gli spriti che avvolgono l’avatar di Jack e la vegetazione mi ricordavano molto le anemoni marine. Ho avvertito la durezza ineffabile delle regole naturali, la sopravvivenza di colui che meglio si adatta al mondo che lo circonda. Regole spietate ma leali, giuste e come tali accettate nel bene e nel male dagli esseri viventi. Verde e marrone. Terra che respira, che vive e avvolge le creature. Rosso del Turuk, delle fiamme, del sole al tramonto. Vitalità di una natura che sa essere tremenda e pericolosa, azione e reazione, semplice quanto feroce castigatrice senza malizia. Mi è tornato in mente una delle frasi che più ho apprezzato della saga di Alien, quando Ripley dice: “almeno loro non li vedi fottersi a vicenda per una lurida percentuale”. L’istinto puro e semplice, volto alla sopravvivenza, senza giochi di parole, senza doppi fini.

Attraverso questi colori si riscoprono sentimenti e sensazioni che talvolta si ritengono perdute per sempre, dimenticate in qualche oscuro cantuccio della propria anima. Lo sconvolgimento di questo torpore dell’anima porta per esempio a comprendere il perchè Neytiri sia così turbata quando è costretta a uccidere gli animali che assaliscono Jack nella notte. Ti riaprono quel mondo che dall’infanzia non visiti più, quel mondo nel quale la genuinità dei sentimenti non è stata ancora contaminata dalla frenesia e dalla cinicità della vita. Porta a commuoverti e a sentire un peso immenso sul cuore quando l’albero-casa viene abbattuto.

Forse tutte queste mie considerazioni non c’entrano nulla con l’idea originale di Cameron, forse lui voleva solamente un film dalla trama classica e dagli effetti speciali spaventosi, ma questo è ciò che mi ha trasmesso il film.

L’incapacità dell’uomo moderno di stabilire un contatto con la natura e di riconoscerne la profonda bellezza anche quando essa si manifesta in forme che differiscono dai nostri canoni. La forsennata corsa all’arricchimento, costi quel che costi. Sul blog di Gianrico è stato sollevato il quesito: “L’uomo è in grado di riconoscere il Bello quando lo incontra? E’ una questione di cultura oppure no?”

Ho già espressso, almeno in parte, la mia idea sul blog di Gianrico. Per quel che mi riguarda, è una questione di cultura eccome. A mio personale avviso, il  Bello è quanto di più soggettivo ci possa essere, non è dunque pensabile che esista una bellezza univoca. Se per me Pandora è un luogo di una bellezza travolgente, per altri può essere solo un ambiente ostile, una Cambogia trapiantata a milioni di chilometri di distanza. La differenza la fa la cultura, la capacità dell’uomo di comprendere, di scavare in profondità, nell’andare oltre le caratteristiche esteriori dell’oggetto/persona che si sta osservando. Così, un mercenario pagato a seconda di quanti Na’vi fa fuori, non è portato ad analizzare ciò che si trova dinanzi, ma a distruggerlo. La differenza tra Jack e gli altri soldati è che lui arriva su Pandora per prendere parte ad una ricerca scientifica, deve sostituire il fratello morto. La conoscenza dell’ecosistema Pandora lo porta a comprenderne quella che inizialmente per lui si era manifestata come un puma gigantesco che lo voleva ammazzare e dei cani selvatici spaziali che volevano sbranarlo. E’ solo con l’aiuto di Neytiri  che lui riesce a comprendere fino in fondo la natura e la bellezza di Pandora (emblematica, a mio parere, la vista della cucciolata dei cani selvatici e della dolcezza con la quale accudiscono i loro piccoli). E’ nelle parole di Neytiri: ” Tutto questo è colpa tua. Sei come un bambino  ignorante che fa rumore.” la chiave del mio discorso.

Ad ogni modo, comunque la si pensi, ciò che rimane di questo film è una porta su di un mondo fantastico che potrebbe essere nostro, se solo la smettessimo di parlare ed iniziassimo a fare qualcosa per preservarlo. La mia sfiducia quasi totale nella riuscita di un piano di recupero dei nostri ecosistemi nasce dal fatto che oggi si vive solo in funzione dei bilanci e del rapporto guadagni/perdite. Concentrati solo su questo, la devastazione non può essere bloccata. Come per tutto il resto, il cambiamento può partire solo da noi stessi.

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One thought on “Avatar…

  1. l’ho visto, non so quanto mi sia piaciuto. in alcuni punti era troppo scontato, a mio parere. certo. l’insegnamento morale è giusto
    ehilà, ma poi hai letto il libro o no? mi dicevi di avere avuto difficoltà nel trovarlo

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