La biodiversità…

…del Pronto Soccorso del nostro ospedale è sorprendente.

Ogni volta che ci torno (capita abbastanza frequentemente ormai) conosco nuovi soggetti, sempre più strambi e, a loro modo, ispiratori.

Sabato scorso, dopo l’ennesima corsa con mia mamma che ormai aveva fatto il Grande Balzo e due ore di angoscia in attesa di notizie dalle Creature al di là del Bianco Portale, decido che era ora di prendere una cioccolata alla macchinetta, sia per tirarmi su che per riscaldarmi un poco, visto il gran freddo (sono tre giorni che abbiamo tramontana, gioia infita per il sottoscritto).

Metto le monetine, seleziono la bevanda, ed ecco che appare lui: il Signor Tizio (mi ha detto un nome che assomigliava a Francesco Vittorio Carlo Emanuele di Grado e di Premuda, ma non me lo ricordo di preciso e, oltretutto, non so quanto sia attendibile) che mi chiede se, gentilmente, potevo offrirgli un caffè.

Non dico mai di no a simili richieste, non ne ho motivo. Il tipo è contento e soddisfatto e inizia a chiedermi come mi chiamo, cosa faccio nella vita, come mai sono in ospedale e sembra sinceramente addolorato per lo stato di salute di mamma. Dopodichè, inizia a raccontarmi una gran storia.

Pare che sia stato un olimpionico nel 1960 a Roma correndo nei 100 metri, un calciatore professionista (la squadra non c’è dato saperla), un importatore per la FIAT e un ammiraglio della Marina Militare. Mi parla anche di un fantomatico brevetto per delle migliorie apportate al carroarmato Lince, brevetto che pare gli sia stato soffiato da non mi ricordo quale società.

Mi ha pure regalato un accendino, indovinando (proprio non so come) che il mio colore preferito è l’arancione. Io lì per lì gli ho detto che non fumo e che non ce n’era bisogno, ma lui ha insistito dicendo che era un modo per sdebitarsi della cortesia e che mi avrebbe portato fortuta. Allora l’ho preso (mia mamma mi ha sempre detto che i portafortuna, anche se di dubbia efficacia, vanno accettati, altrimenti ti becchi tanta sfiga…).

Torno al mio sedile ergoscomodo nella sala d’attesa, sperando che tra un calcinaccio cadente (pare se ne avvistino molti anche se non è San Lorenzo) e uno zanzarottolo (mitologico essere a metà tra una zanzara e un coleottero che vive solo all’ospedale di Civita) passi di lì anche qualche medico per chiedergli notizie.

D’un tratto, sento gli scricchiolanti cardini del portale cigolare e da una luce abbacinante (maddechè??) si affaccia finalmente il Dott. X, una via di mezzo tra Carlo Croccolo e Paolo Bonolis che con quel suo fare un po’ goliardico e un po’ professionale mi dice: “Tutto bene! Mamma è a letto e ora la portiamo giù per una radiografia.”.

Sospiro di sollievo. Nel mentre, vedo il letto barellabile di mamma sfrecciare a tutta velocità verso il montacarichi che la porterà nello scantinato. Già, perchè il reparto di Radiologia di Civita si trova nel basamento dell’Ospedale, a mo’ di bunker antiatomico (probabilmente perchè, viste le radiazioni, era meglio costruirlo lì).

Avendo ormai una certa esperienza, so che la cosa prenderà tra i 15 e i 40 minuti, quindi decido di salire al reparto di Ortopedia per salutare la Ary, una mia cara amica del teatro che fa l’infermiera ed è di turno.

Dopo una chiacchierata e due risate con l’altro infermiere che è lì, scopro che abbiamo un ospedale sempre più favoloso: ha persino un magico portale attraversato da due ascensori!

Mi spiego.

Il mese scorso, dal 4° piano avevo preso un ascensore e per tornare al piano terra, avevo spinto lo Zero. Per assurdo, mi son ritrovato al primo piano, e mi son fatto allora una rampa di scale per tornare al piano terra.

Memore dell’accaduto, mi son detto “ora ti frego io!” e ho schiacciato “Meno Uno”. La logica della cosa (se allo Zero corrisponde il primo piano, al Meno Uno dovrebbe corrispondere il piano terra) è stata fatta a pezzi dal magico mondo nel quale si trova l’ospedale di Civita.

Schiacciando il Meno Uno, mi sono infatti ritrovato al reparto di Radiologia! Nello Scantinato! Questo vuol dire che, come il binario 9 e 3/4 di Harry Potter, il Piano Terra dell’ospedale è sospeso qua e là nello spaziotempo tra i pulsanti Zero e Meno Uno dell’ascensore!

Affascinato dall’evento e dalla rivelazione, sono salito al piano terra con le scale e sono rimasto in attesa di nuovi aggiornamenti.

Mamma sta meglio. Sotto osservazione e con gli infermieri che gni giorno le fanno analisi e la controllano. Per ora tutto bene, ma mi capirete se in questi giorni sarò un pochino discontinuo nello scrivere. Non dormo da due giorni e sono un po’ stanchino… a presto 🙂

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