Stato…

…conflittuale. Non so neppure se l’espressione esiste o è adeguata alla situazione.

Negli ultimi giorni il maltempo ha causato danni e vittime.

Penso alle morti di Genova e un grande dispiacere mi prende. Penso ai dispersi per le inondazioni e all’angoscia delle famiglie contese tra la speranza che vengano ritrovati vivi e la disperata coscienza del fatto che, se mai verranno ritrovati, vivi non lo saranno. Perchè ci vorrebbe un miracolo per salvarsi da tonnellate di fango e detriti che ti travolgono e i miracoli, si sa, sono più unici che rari.

Il miracolo, per esempio, non s’è compiuto per i due alpinisti francesi dispersi da mercoledì scorso. Olivier Sourzac e Charlotte De Metz, rispettivamente guida alpina francese e la sua cliente, non ce l’hanno fatta. Sorpresi da una bufera prima che potessero giungere al rifugio, hanno provato a resistere scavando una buca nel ghiaccio. Li hanno ritrovati oggi attorno all’ora di pranzo. Morti.

Mi chiedo: rientreranno tra i morti per maltempo o verrà archiviato come incidente alpinistico?

Non sono ironico, anche se la mia ironia mi aiuta sempre a non farmi opprimere dalle disgrazie con cui riempono i tiggì. Mi dispiace sinceramente anche per loro.

Se la sono cercata!

Che cacchio andavano a fare?!

Non hanno letto i bollettini meteo?!

Le obiezioni dei più. Giuste, sacrosante, inutili. C’è differenza tra chi muore in un’alluvione e chi intrappolato da una bufera di neve? Sei persone sono morte a Genova e non se la sono nè cercata nè meritata. Due persone sono morte mentre facevano quel che più li appassionava: scalare montagne. A volerla dire tutta, la guida è morta sul lavoro. Morte bianca? Perchè no? Con tutta quella neve…

Di nuovo, non sono ironico, non scherzo mai sulla morte. Solo non riesco a comprendere chi si fa venire i lacrimoni agli occhi per i morti di Genova o per Marco Simoncelli (se ci si pensa, anche lui è morto per un errore sul lavoro) e poi spara addosso a due ragazzi morti perchè hanno commesso uno sbaglio, un errore di valutazione.

Proviamo ogni tanto a metterci nei panni di un fratello, anche lui alpinista, che con gli amici per giorni organizza spedizioni di soccorso nella disperata speranza che il miracolo si compia…

Non c’è una morte di serie A o una morte di serie B, c’è solo il dramma di una separazione definitiva.

I want to stand with you on a mountain mi dicono sottovoce i Savage Garden, e questo forse era il sentimento che più di tutti animava questi ragazzi. Salire in cima a una montagna e sentirsi a proprio agio in quello che è, era, il loro posto nel mondo…

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4 thoughts on “Stato…

  1. Ho avuto il tuo stesso pensiero…la banalità mi spingerebbe a dire “potevano evitare”, la razionalità mi fa pensare invece che queste persone sono morte semplicemente per la loro passione.

    • Innanzitutto, benvenuta 🙂 il tuo blog lo seguo, anche se in modalità ninja che non si fa vedere XD

      Non credo sia banalità, ma il semplice e naturale pensiero che viene in mente di primo acchito. Anche io, che comprendo perfettamente il motivo per cui si trovassero appollaiati a 4.000 metri di altezza anzichè starsene a valle a prendersi una cioccolata, di getto ho pensato: “Ma cavolo, perchè se la son rischiata?”. Poi è subentrato il pensiero che mi diceva che forse hanno valutato male la finestra di bel tempo, che forse la via era più complicata di quanto credessero e li ha rallentati ecc…

      Il vero problema è che di queste morti ne capitano sempre più spesso…

  2. La gente dà alle notizie un peso variabile a seconda di chi c’è dentro.
    Anch’io pensavo stamattina ai quegli alpinisti.
    Sono dell’opinione che in montagna non si debba mai sfidare la sorte ma mi dispiace che non siano riusciti a salvarli.

  3. Purtroppo secondo me, il vero problema è che molto spesso sottovalutiamo tutto…ma infondo che cosa potevano saperne?
    la vita è imprevedibile, e questo ha il suo lato negativo, come anche quello positivo! ciao a presto!

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