C’è chi mi chiede…

…la mia posizione circa l’incidente della Concordia.

Io sto con lo scoglio.

Non voglio essere ironico, dico solo che l’unico realmente esente da colpe, è quel povero ammasso di roccia.

Me lo figuro tranquillo e pacioso, uno spuntone di roccia sommerso da chissà quanto tempo, che non rompe i maroni a nessuno, che non s’impiccia dei fatti della gente. Flora e fauna marine che gli crescono addosso e lui lì che lascia fare perchè almeno così ha un po’ di compagnia.

Schettino ormai è passato alla storia. La telefonata tra De Falco e Schettino sarà il nuovo tormentone estivo. Il libro delle facce ha già vomitato tanti di quei link (dei quali un buon 90% è completamente sballato o inutile) e indignazioni che ho sentito il bisogno di lasciar perdere.

Talvolta vengo accusato di eccessivo buonismo e tolleranza. In realtà tendo ad analizzare quante più sfumature possibili di ogni vicenda. Per questo motivo, spesso mi son chiesto quale sia il confine tra il trovare motivi e trovare giustificazioni. Quand’è che il bianco tende, anche se solo in modo infinitesimale, al grigio e poi diventa nero? (non pretendo che capiate, la mia testa è complicatissima)

L’idea che mi son fatto riguardo a:

Schettino

Ha fatto ‘na cazzata. E’ evidente. Ho provato a mettermi nei suoi panni, ovvero, quelli di un comandante 50enne al quale viene affidato il comando della Costa Concordia. Probabilmente vuole fare bella figura. Probabilmente riceve qualche pressione per fare quella sciagurata rotta (la famosa teoria del saluto all’isola e al fantomatico comandante in pensione della Costa). Probabilmente ha visto, al momento di prendere le consegne, che quella rotta negli ultimi anni era stata una consuetudine, un qualcosa che rientrava nell’ordinario. Probabilmente (sicuramente) è stato eccessivamente sicuro (o superficiale). Probabilmente è vero che con una nave inclinata a quella maniera non riusciva più a stare a bordo. Probabilmente due minuti dopo l’impatto ha capito che la carriera era finita, che la frittata era fatta, che iniziavano guai più grandi di lui (più grandi di chiunque) e la testa ha flippato (sfido chiunque a mantenere i nervi saldi). Probabilmente ha aspettato troppo a dare l’allarme. Probabilmente, però, nella fiera delle puttanate, va detto che almeno una cosa buona l’ha fatta: ha portato la nave in secca evitando un disastro di proporzioni enormi. Probabilmente la reazione emotiva di una persona che si ritrova al buio, al freddo e in mezzo a centinaia di persone in preda al panico è differente da chi sta in una sala operativa a guardare monitor…

Non più tardi di sabato mattina ho scritto:

La gente di mare è scaramantica. Non si aprono ombrelli a bordo (neppure si portano!), non si portano donne a bordo, non si calpestano gli stemmi delle navi, ecc…

E oggi leggo di Domnika Cemortan, la bionda moldava che pare fosse assieme al comandante al momento dell’incidente. Addirittura si parla di una bionda e una mora, in perfetto stile velinesco.

Insomma, ‘sta nave le (s)fighe se le è tirate tutte…

De Falco e le Capitanerie

Non mi va di entrare troppo nel merito, ma solo perchè . Non è un eroe, è uno che ha fatto quello che tutti si aspettano da un uomo di mare. Ho sentito oggi che è uno di quelli che per anni si è opposto alla pratica dell’inchino, il saluto sottocosta delle navi da crociera alle isole. Ne sono lieto, anche perchè uno dei primi pensieri che mi sono fatto, mentre sentivo le dichiarazioni del personale degli uffici marittimi coinvolti, è stato: Considerato che non era la prima volta che la nave faceva quella rotta, perchè prima non hanno detto nulla?

E sono tornato all’italianissima filosofia della prevenzione postuma, vanto dello stivale da nord a sud. Prima la disgrazia, poi si prendono provvedimenti. Perchè, diciamocelo, erano tutti contenti che la nave passasse di lì a fare il saluto. Fà molto riviera, fà molto Love Boat e filmati d’altri tempi con i bambini in braccio ai papà che dal lungomare salutano il gigante. Perchè se volevi evitare un qualsiasi rischio, al primo transito gli facevi un bel verbale e vedi che gli armatori col piffero che avrebbero lasciato la nave libera di farlo una seconda volta.

Discorso diverso per chi, come al solito, deve andare a raccogliere i cocci. I sommozzatori che devono infilarsi in spazi angusti con migliaia di tonnellate metalliche sopra la testa, pronte a inabissarsi con loro dentro alla prima variazione dell’equilibrio. Chi ha passato la notte in bianco ad aiutare i naufraghi, chi continua a passare le notti in bianco per evitare un disastro ambientale…

I giornalisti e la gente

Alla fiera delle puttanate inaugurata da Schettino, s’è aggiunta la fiera di chi la sparava più grossa. Come al solito c’è stata la corsa allo scoop, al rifornimento di sassi da tirare ad un uomo già bersagliato da ogni sorta di insulto e meschineria. Corsa a chi portava il presuntuoso esperto di turno, che parlava dalla sua poltroncina tranquilla, che sputava sentenze su tutto. Manco s’è studiato il risultato della scatola nera e già tutti sapevano con certezza, quello che era successo.

E non parliamo di facebook…

Link assurdi, ingiurie nei confronti del comandante, esaltazione di chi fa semplicemente il proprio lavoro, eccessi di empatia, testimonianze di dubbia attendibilità. Se in occasione del referendum sul nucleare il cittadino medio s’è scoperto un esperto ingegnere, stavolta si è scoperto un esperto in: piattaforma, statica, dinamica della nave, apparati di bordo, antincendio massivo, etc…

Ho sentito confondere stazza con pescaggio, velocità con rotta e chi più ne aveva più ne metteva. Il tutto, naturalmente, all’insegna del quanto ce piace chiacchierà

Torno allo scoglio, muto e dimenticato protagonista della faccenda. Quella povera roccia colpita dalla nave. Non ci basta più sventrare montagne, spianare colline, arginare fiumi e mari. Non ci basta più nulla, neppure che un uomo debba fare i conti con la propria coscienza e col castigo della giustizia. C’è da avvilirlo, colpirlo sempre più violentemente per sfogare rabbie represse. C’è sempre da trovare un capro espiatorio univoco, la punta dell’iceberg verso la quale puntare il dito senza che si vada mai a guardare quanta roba c’è sotto.

Schettino ha sbagliato ed errare è umano. Non basta uno stipendio di parecchie migliaia di euro per impedirlo, si può solo ridurre il più possibile i margini di errore. Ma dipende sempre e solo da noi.

Io partirei con l’evitare di appioppare nomi tipo Concorde e Concordia ad aerei e navi. Magari non è quello, magari non è vero che portano sfiga, ma per non saper nè leggere nè scrivere…

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2 thoughts on “C’è chi mi chiede…

  1. come dici le cose bene te, Benny, non c’è nessuno….
    dovrebbero passarti al tiggì e cacciare a pedate Vespa, ieri sera ne ho visto un paio di minuti… un uomo gorgogliate di gioia per una disgrazia… osceno, uno spettacolo scandaloso, da sopprimere….

  2. Non oso fare congetture su questo disastro,mi è piaciuto come l’hai affrontato in maniera intelligente,purtroppo non posso dire lo stesso da chi comunque dovrebbe informarci solo sui fatti….i media…..che oggi come oggi sembrano giudice giuria e boia mettendo in testa alla gente sentenze,alla ricerca dello scoop a tutti i costi e innondandoci di storie strappalacrime romanzate a perfezione,come se il dolore vero di chi ha subito la perdita fosse tutto buono per il grande show…..io onestamente voglio solo esprimere l’amarezza nel vedere tanta idiozia.

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