Ricordo…

…di essermi sentito così nervoso soltanto il giorno della mia prima maratona. Ancora non sapevo bene come si sarebbe svolta, come mi sarei sentito durante il tragitto, come avrei resistito alla fatica.

Ho guardato a lungo il cielo cercando di cogliere un qualche indizio sul tempo che avrebbe fatto nelle 5 ore successive, ma anche il giorno prima aveva minacciato pioggia per poi tirar giù un bel cielo azzurro. Ho deciso per l’abbigliamento dello scorso anno, ma con maniche corte.

Ho ripassato il tragitto, mandando a mente i punti di rifornimento. Vorrei aver fatto più riscaldamento, ma tutto sommato va bene così. Vorrei sentirmi più pronto, ma so perfettamente che la mia è pura e semplice paranoia. So che ho 36 km nelle gambe, so che posso arrivare in fondo. Dopotutto, ci sono arrivato l’anno scorso trascinandomi una gamba per 23 km…

C’è un’aria un po’ meno festosa quest’anno. Forse colpa del terremoto dell’anno passato.

Meno cosplay,  ma onore tenuto alto grazie a questi meravigliosi personaggi:

Finisco di prepararmi, vado al bagno dopo una fila di 20 minuti e mi lego in testa la fascia da samurai con su scritto Kamikaze (Vento divino). Mi spalmo la vaselina, operazione che odio perchè so già che avrò le mani unte finchè non riuscirò a farmi la doccia.

Gli ultimi momenti prima di dirigermi ai blocchi li dedico al mio rituale pre corsa. Rituale che svolgo anche prima delle corsette di allenamento e che si conclude con un profondo respiro per far mio il profumo dell’aria. E’ gelida e minaccia neve, anche se non oggi. Le scarpe le sento un po’ troppo strette. Decido di scioglierle e riallacciarle. Sembro un bambino al suo primo giorno di scuola, o alla prima comunione.

Mi guardo, rifaccio l’inventario della roba che ho addosso. Direi che sono pronto a partire.

Scatto qualche foto con l’ iBenny, giro anche qualche video. Entro al blocco J e attendo l’inizio della maratona.

C’è un’atmosfera ovattata. Le scariche adrenaliniche del giorno prima si sono dissolte, lasciando spazio alla quiete. Mi sento tranquillo. Attorno a me ho una miriade di facce sconosciute, gran parte delle quali tese e ansiose. Chiacchiero con due ragazzi australiani, un canadese e un olandese.

Sembra una di quelle barzellette di serie B: ci sono due australiani, un canadese, un olandese e un italiano che devono correre la maratona di Tokyo…

Ore 09:10 – partenza!

Passano una ventina di minuti prima che io riesca a transitare dallo Start. E’ tutto come me lo ricordavo: palloni, festa ovunque, musica, gente alle transenne che ti incita, un fiume esagerato di persone che ti scorre davanti. Passano così i primi 10 km: in coda dietro a tanti che, come me, hanno accettato la sfida di una corsa unica nel suo genere.

La maratona, dicono, è correre contro sè stessi e contro i propri demoni e le proprie paure.

La mia si chiama 18° km, più o meno a metà strada tra il turning point della stazione di Shinagawa e la deviazione nel cuore del quartiere di Ginza…

Guardo a destra e sinistra e mi rendo conto che c’è il mondo attorno a me: non ci sono solo gli altri runners, ma persone appollaiate sui balconi, affacciate alle finestre, in seconda e terza fila dietro le transenne o i nastri che delimitano il tracciato. Lungo il percorso sventolano bandiere dell’India, Germania, Spagna, Giappone, Italia, USA, Canada, Corea, Kenya. Nemmeno so quante altre che magari non ho visto.

Non lo vedo arrivare il cartello del 18° km. Vedo quello del 20°. Le gambe girano ancora come dovrebbero, sto poco sotto le due ore di corsa, va bene così, mi sento più leggero di una decina di chili. Inizio a fare i paragoni con l’edizione precedente: oggi sto correndo a 6′ al km, l’anno scorso stavo già zoppicando e le fitte mi dilaniavano fisico e animo. Sorrido.

Arrivo all’altro turning point, quello del Kaminarimon di Asakusa. Km 28. L’anno scorso ero in lacrime, stavolta corro. Sono affaticato. Soprattutto, sono sereno. Anche quest’anno hanno attrezzato un piccolo palco con uno spettacolo danzante. Il percorso piega a destra ed eccolo lì: lo Sky Tree, da poco divenuto l’edificio più alto del Giappone, un ripetitore di 634 m nel quale saranno disponibili anche negozi e ristoranti.

Si torna a Ginza e iniziano i dolori. Ma sono i dolori che ti aspetti, quelli che ti avvertono che sei arrivato al muro del 32°km e che da qui in avanti puoi scordarti i 5’40” a km e faresti meglio a rallentare se vuoi arrivare in fondo in modo decoroso.

Non mi interessa, sto mantenendo la tabella di marcia, posso rallentare senza problemi.

Da Asakusa ci portiamo appresso un vento gelido che sferza a suon di raffiche il tracciato. Al km 35 devo assolutamente fermarmi al bagno. E’ lo scotto da pagare  per essermi idratato ogni 5 km e poi, si sa, quando scappa, scappa…

Il problema è che c’è un sacco di fila e perdo un quarto d’ora buono durante il quale mi freddo e perdo il ritmo. Lo recupero dopo circa un km, proprio quando stiamo arrivando alla folle salita che chi ha disegnato il tracciato ha deciso di piazzare proprio nel punto in cui sei al massimo sforzo. A completare l’opera, i crampi causati dall’essermi freddato e che decidono di manifestarsi al km 38.

Mancano 4 km. Stringo i denti e continuo a correre, incitato dal pubblico. Rallento di tanto in tanto, ma l’ultimo km lo faccio tutto d’un fiato. Quando vedo la scritta 42km e subito appresso l’arco con su scritto 195 m non ci capisco più nulla e corro ancor più forte dei crampi che non vogliono proprio lasciarmi in pace.

4h 37′ dice il mio orologio. Il cronometro netto ufficiale dice 4h 57′. Addirittura il tempo finale è 5h 13′

La morale? Neppure il tempo è una misura assoluta. L’altra morale? Un anno dopo, stessa città, corsa diversa.

E un Benny che si porta a casa una medaglia e un bagaglio di felicità lungo 42km e 195 m.

Annunci

10 thoughts on “Ricordo…

  1. Non sapevo che si potesse correre anche con i crampi; io ad un campo reagirei buttandomi a terra in lacrime… Grande! Grande! ❤

    • L a Maratona di Roma è bellissima, solo che mi è stata sconsigliata dal medico a causa dello stress al quale vengono sottoposte le ginocchia (pare sia maggiore rispetto ad altre maratone).
      Però domenica sarò comunque in transenna per incitare un mio amico e collega di lavoro.
      Forse l’anno venturo… 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...