“Pensi…

…di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto.”

Ayrton Senna

Vi parlerò di una cittadina, Bergerac, adagiata sulle rive della Dordogna e famosa per un suo illustrissimo cittadino.

E’ una città che anche in autunno profuma di fiori, nei rari casi in cui l’aroma di dolci e pane non solletica il tuo naso. Già, perché o il piano regolatore di Bergerac prevede una pasticceria/panetteria ogni due negozi, oppure i Bergeracoises sono le persone più golose del mondo.

Il centro è un mix di antico e moderno, con botteghe al piano terra di edifici a due-tre piani. Le vendono accoppiate: bottega/spazio commerciale al piano terra e sopra appartamento. Alcune hanno un piano intermedio destinabile a ufficio.

Foie gras…foie gras dappertutto…e un po’ rabbrividisco, perché ora che so come viene prodotto, quel poco di appeal che aveva (non ho mai amato paté, salmì e robette del genere, a parte quello di olive e di carciofi), è stato completamente sostituito dal disgusto.

Giri per la città in modo furtivo, senza far rumore, perché è una cittadina viva ma stranamente silenziosa, come la Dordogna che scorre paciosa sotto i due grandi ponti. Il mercato coperto è un’attrazione, le due statue dedicate al buon vecchio Savinien Cyrano de Bergerac, reso eterno dall’opera di Rostand, si prestano tranquille alle foto con i turisti. Il sabato mattina la gente gira con cesti di vimini per far la spesa al mercato nella piazza principale, dominata dall’imponente campanile della chiesa di Notre Dame.

...Cyrano...

…la nuova statua di Cyrano…

Io, Chiara, Silvia e Claudia alloggiamo in un hotel in Place de Gambetta dal quale si vedono tramonti spettacolari in direzione dell’oceano.

Sono tante le cose che vorremmo fare, ma ci rendiamo conto che la tranquilla Bergerac ci ha già conquistato, e che per una volta saremo noi a gestire il nostro tempo, non il contrario.

Niente La Rochelle, Cognac, Bordeaux.

Passeggiamo per questa piccola città circondata da piantagioni di tabacco, e nessuno di noi fuma. C’è addirittura il museo del tabacco, ma ci interessa poco. Passeggiamo serenamente, senza la fretta di dover correre di qua o di là. Entriamo in un negozio specializzato in tè. Al piano terra ce n’è di ogni varietà, mai vista una roba del genere. Al piano di sopra c’è la sala da tè, dove puoi gustartene una tazza in santa pace. Scopro che anche la simpatica signora che gestisce il locale correrà la Semi de Cyrano e scherzando ci invita a una fonduta di cioccolato “per farmi appesantire, così arriva prima di me”.

Decliniamo gentilmente l’invito, ma d’ora in poi sarà per tutti noi Madame Fondue

Arriviamo alla piazzetta dove c’è la prima statua di Cyrano, quella più recente, e Silvia è in lacrime. Vedere Cyrano a teatro da noi le ha scombussolato la vita, per lei l’emozione è amplificata dai versi del “rimator, spadaccino, fisico, musicista e la più strana faccia d’uomo che si sia mai vista…”

Mangiamo in piazza con lei che non fa altro che guardare la statua. Secondo me neppure sa cosa ha mangiato.

Continuiamo il giro e alle 16 andiamo a prendere il pettorale per la corsa. Correrò con il n.128. Guardo il pettorale e non vedo il chip, ma la tipa mi dice che i rilevamenti vengono fatti con il codice a barre che stampato sull’angolo in basso a sinistra. Non capisco bene come faranno a prendere i tempi, ma non indago oltre. Alle 17 siamo da Madame Fondue per un tè con dolci fatti in casa. La mia torta di carote, cannella e nocciola è una roba che fa resuscitare i morti, ma tutte le torte che ordiniamo son buonissime.

…la sala da tè di Madame Fondue…

La sera si cena da Au bureau, ristorante/brasserie caratteristico che ci ha visti suoi clienti per tutte e tre le sere (e anche al pranzo della domenica). Dopotutto ci si mangia benissimo…

La mattina della corsa, piove.

E’ quella gnagnarella scema che ti inzuppa fino all’osso e ti da fastidio agli occhi. Dicesi gnagnarella, pioggerellina fine fine fine che non riesce proprio a darti soddisfazione…

Faccio un po’ di riscaldamento, poi mi metto a guardare la partenza dei bambini impegnati nella baby run da 2 km. Sono adorabili. C’è anche il marito di Madame Fondue, Monsieur Fondue, che corre assieme al Petite Fondue

…les enfants terribles…

La partenza è prevista alle 9.30 e io cerco come un matto un bagno perché la natura chiama. Lo trovo in un bar-tabacchi vicino alla piazza, un minuto prima dello start.

La partenza è di quelle tranquille e lievemente in discesa. Siamo in tanti a partire, circa 600 tra chi fa la mezza maratona e chi fa la 5km di Rossana. Supero Madame Fondue al 2° km: la rivedrò solo al traguardo. Passo al km 1 in 5:44, poi il gruppo si sfoltisce un po’ e posso iniziare a fare la mia andatura.

Al km 4 mi si appiccica un signore che avrà avuto una settantina d’anni e che mi comincia a parlare. Sono italiano e non capisco un emerito di francese! gli ripeto fino allo sfinimento, ma lui nulla, continua imperterrito come l’orchestra del Titanic.

Il ritmo è buono, facilitato dal percorso quasi interamente pianeggiante. Transito al 10° km in 51:40, circa 5:10al km. Sto bene, anche se fradicio dalla testa ai piedi per via della pioggia incessante. Il vecchietto continua a parlarmi e a raccontarmi la storia della sua vita.

Mi chiede ça va? (come va?) e io gli butto là un incerto très bien. Gli faccio la stessa domanda, salvo pentirmene subito perché m’attacca un’altro pippone che termina, fortuna mia, al km 12,5 quando lui si ferma per bere. Io continuo, mi volto di tanto in tanto, ma vedo che sta camminando e allora decido di continuare per la mia strada.

Corro bene, mi sento fresco, le gambe girano senza problemi.

Al km 18 guardo l’orologio: 1:29:44. Sto andando forte. Poi alzo lo sguardo e…salita…una lunga, interminabile salita. Di quelle che salgono piano, ma inesorabili. I 3 km finali sono un mix di rabbia e cocciutaggine per cercare di non salire sopra i 5:15 al km, ma è difficile prendere riferimenti perchè non si trovano più i cartelli chilometrici. Arrivo al 21°km, all’ingresso della piazza, dopo 100 metri corsi con l’odore di pane e dolci che mette a dura prova la mia tenacia (e fa brontolare il mio stomaco). Gli ultimi 97 metri sono il giro di Place de la Republique. Non  guardo più il cronometro da un paio di km, tiro giù tutto quello che m’è rimasto: energia, rabbia, fiato. Sul rettilineo vedo Silvia e Claudia che scattano foto e che mi incitano, dietro le transenne al traguardo c’è Chiara che fotografa tutto. Arrivo  dando il cinque a un ragazzino e fermo il cronometro: 1:47:52 !!! 5:07 al km, il record personale messo alla mezza di Crema a novembre 2011 abbassato di più di 4 minuti!

Sono felicissimo e fresco. Le gambe un po’ affaticate per lo sprint finale, ma va bene così. Mi fermo a parlare un po’ con le ragazze, poi seguo la coda per andare a ritirare il pacco gara. Mentre sono in fila, mi passano un lettore ottico sul pettorale e mentre mi sento come una scatola di biscotti al rilevatore di cassa del supermarket, realizzo con orrore che il tempo ufficiale viene preso in quel momento!

Il rilevamento finale dice 1:50:12, poco male. Anche così ho abbassato il p.b. di 2 minuti!

…io e madame Fondue!

Foto ricordo con Madame Fondue e resto della giornata passata a riposarmi e a passeggiare per Bergerac. E’ con tanta malinconia e tanta pioggia che la mattina dopo lasciamo questa bella cittadina. L’appuntamento è per il 2013, per ritrovare i nuovi amici e per cercare di migliorare il personale.

Magari stavolta riusciamo a vedere qualche altro posto…

p.s.

l’album è stato pubblicato anche nella pagina “foto”

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