L’orologio…

…che porto al polso non è alla moda.

L’orologio che porto al polso ha il vetro scheggiato, incrinato, usurato.

L’orologio che porto al polso ha…boh… mica lo so quanti anni ha.

L’orologio che porto al polso è un vecchio Longines, di quelli che ormai trovereste a Porta Portese o sulla bancarella di qualche ambulante. Magari buttato in mezzo ad altri orologi da rottamare, quelli incrostati di ruggine e impolverati corredati di un accattivante “Buono per pezzi di ricambio”. O anche come piombo per andare a pescare, perché no?.

L’orologio che porto al polso non ha batteria. Si carica a mano, ruotando la corona.

Si sente il caratteristico rumore degli ingranaggi in movimento, quel bel rumore di macchina in funzione che tanto ricorda il cuore umano. Mi ricordo di quando ero bambino e la sera dopo cena mi sdraiavo con la testa appoggiata al petto di mio padre. Il suo braccio che mi proteggeva. Sentivo tutti e due: il ticchettio del suo orologio e il battito tranquillo del suo cuore.

Guardavamo le partite di calcio in tv e lui imitava, maldestramente, la voce inconfondibilmente roca-da-troppe-sigarette di Sandro Ciotti.

All’epoca le partite di Coppa dei Campioni le vedevi sui canali in chiaro. Niente pay-per-view, niente decoder, niente parabole. C’era il Milan di Sacchi – quello dei tre olandesi – e l’Inter del Trap, con i tre tedeschi. Il Napoli si stava attrezzando per comprare Maradona, il Torino faceva avanti e indietro tra serie A e serie B e la Maggica giocava col “Principe” Giannini dietro a Voeller e Rizzitelli. Non vincevamo un beneamato neppure allora, ma c’era cuore e l’aura di Italia ’90 e delle notti magiche la sentivi fino alla punta dei capelli.

Poi son trascorsi gli anni, sono arrivati i ’90 e con loro il mio periodo adolescenziale che, si sa, passi a far la guerra a tutti e a tutto. La malattia di mio padre e la sua morte, il mio “viaggetto” negli USA, l’Accademia Navale, gli anni 2000 e le boy-band che infestavano il pianeta.

Poi, qualche tempo fa, aprendo a caso dei cassetti di casa lo trovo: l’orologio di mio padre.

Il vecchio Longines sembrava appena uscito da una macchina del tempo e gli anni non erano stati inclementi. Certo, è completamente fuori moda, lo era già alla fine degli anni ’80, ma io non sono mai stato uno alla moda e quindi…

“Ma quello è rotto. Tocca cambiargli la batteria, la cassa sarà tutta arrugginita!” le obiezioni di mia madre.

“Batteria? Ma quale batteria?!?”. Avevo visto fin troppe volte, la mattina, mio padre slacciarsi l’orologio, prenderlo con la mano sinistra e con la mano destra girare la corona per caricarlo.

Ricordavo fin troppo bene quel gri-gri di ingranaggi destati dal torpore, quel suono di molle che si caricavano, pronte alla fatica giornaliera. Lo prendo, giro tre volte la corona e la lancetta dei secondi si rianima dopo un sonno lungo 16 anni.

Nessun sussulto, è stato come se il tempo – paradossale per un orologio, lo so – non fosse mai passato.

Ora non mi addormento più guardando le partite con lui, ma con il ticchettio del suo orologio che riposa sul comodino. Una moderna ninna nanna che arriva dal passato.

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4 thoughts on “L’orologio…

  1. quanti ricordi tuo padre non c’è più io a casa tengo un orologio che prima era di nonno ( il babbo di mia madre) ma adesso non ci sta più il mio nonno siccome sono appassionato di orologi da quando ero piccolo, Ora il 19 vado a bologna casomai vedo se mia nonna ( la madre di mio padre) mi può regalare l’orologio di mio nonno ( Il padre di mio padre)

  2. Ho ricevuto da mio zio L’orologio di mia nonna Paterna morta il 27/08/2016 Purtroppo non lo indosso perché è di valore ma è nel mio cuore

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