Ho corso…

…sulle orme di Fidippide, di Spiridon Louis, di Stefano Baldini.

Ho pianto di dolore e di fatica quando mancavano ancora 15 km, per poi piangere di gioia all’ingresso del Panathinaiko, lo stadio di tutti gli ateniesi.

Questa è una gara per guerrieri, e allora cantami, o diva, dell’alba di Maratona, del fresco del mattino e del sole che ti scalda; dei guerrieri alla partenza della corsa passata alla storia, la maratona, quella autentica.

Cantami del rumore dei passi che ricordava lo sferragliar d’armi di un’epoca remota; c’è tra di loro chi porterà il messaggio fino ad Atene e chi vi giungerà su di un autobus, moderna allegoria di uno scudo.

Cantami del folle che dopo 12 km corsi senza forzare, si ritrova piegato sul ciglio della strada in preda a conati, e che nonostante tutto, con undici chilometri di salita ancora da fare, decide di continuare. Perchè la tigna è tigna, e io non posso e non voglio ritirarmi. Non in questa corsa.

Cantami dei 30 km percorsi bevendo solo due volte per bagnarmi le labbra, perché qualsiasi cosa ingerivo la rigettavo; della gente che ci incitava lungo la via di Maratona, della bambina che mi ha consegnato un ramoscello di ulivo mentre, appoggiato a un palo, mi tenevo il fianco nel tentativo di riprendere fiato e forze.

Cantami dell’arrivo al Panathinaiko, della folla che mi vedeva arrancare piegato da crampi e dolori e che incitava i messaggeri giunti lì dalla piana di Maratona.

Uno stadio pieno e il fiato che all’improvviso ti abbandona. Le lacrime agli occhi, il cuore in gola e un torpore che ti coglie, seguito da una scarica di adrenalina che ti fa dimenticare dolori e ansie spingendoti verso il traguardo e superando una dozzina di corridori, neanche ti fossi risparmiato per la volata finale. Fine.

Poi i nervi cedono e scoppi a piangere. Perchè stavolta arrivare in fondo è stata dura, durissima. Perchè al quindicesimo chilometro, con le gambe che tremavano e le forze svanite nel nulla, vedevi l’ombra del ritiro chiudersi su di te. Ma non poteva essere questa la corsa. Non dopo che quel poveraccio di Fidippide ci ha lasciato le penne per portare un messaggio.

2.500 anni dopo, tutti noi che siamo giunti al traguardo della 31^ Athens Classic Marathon abbiamo portato un messaggio. Personale, intimo, segreto.

Il mio è…

Ci siamo capiti, vero? 😉

Athens Classic Marathon 2013 4h 06' 56"

Athens Classic Marathon 2013
4h 06′ 56″

p.s.

il real time dice 4:06:56 …e va bene così 🙂

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2 thoughts on “Ho corso…

  1. “Cantami, o Diva, del Pelìde Achille
    l’ira funesta che infiniti addusse
    lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
    generose travolse alme d’eroi,
    e di cani e d’augelli orrido pasto
    lor salme abbandonò (così di Giove
    l’alto consiglio s’adempía), da quando
    primamente disgiunse aspra contesa
    il re de’ prodi Atride e il divo Achille.
    E qual de’ numi inimicolli? Il figlio
    di Latona e di Giove. Irato al Sire
    destò quel Dio nel campo un feral morbo,
    e la gente pería: colpa d’Atride
    che fece a Crise sacerdote oltraggio.”

    NOn c’entra, ma è stato cosi bello leggerti e ricordare questo brano dell’Iliade. Erano anni. Non so quale sia stato il tuo personale messaggio, non ti leggo da abbastanza tempo per immaginarlo, ma qualunque sia, se gli dei dell’Olimpio esistessero, non esiterebbero a farti partecipare al loro banchetto ristoratore, perchè cene vuole di coraggio, ce ne vuole di passione. Grazie ancora per aver condiviso con noi questo momento così intenso dello tua vita.

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