Di isole…

…e isolamenti.

E’ un inizio d’anno all’insegna delle isole.

Partendo dall’Isola del Giglio e il disastro della Concordia. Qui si rischia il disastro ambientale a ancora si stanno interrogando sul come estrarre carburanti e lubrificanti dalla nave. La verità è che sono troppo presi dalla sassaiola su Schettino, i link del libro delle facce, i talk show con improbabili conduttrici vestite alla Yoko Ono de’ noantri e la raccolta di testimonianze più o meno dubbie.

Quella di uno dei cuochi ha suscitato scalpore e l’immediata, triste, battuta: “pare che Schettino avesse ordinato per cena degli spaghetti allo scoglio…”

Che amarezza…

Nel frattempo, a qualche miglia di distanza, la Sicilia si ribellava. I rincari sui carburanti hanno fatto imbestialire i trasportatori che hanno bloccato una regione intera. Insomma, finalmente a qualcuno sono girate. I moderni vespri sono all’insegna di tir incolonnati e merci che vanno a male e prima o poi il messaggio arriverà anche al resto del paese che si indigna e basta. Insomma, da qualche giorno una regiona già isola è diventata ancor più isolata.

Due ragazzi hanno bruciato la bandiera italiana. Non è per niente un buon segno. Mi si è insinuato un dubbio, una questione morale. Il vilipendio fisico alla bandiera è inaccettabile, mi chiedo se lo sia anche quello intellettuale (non so neppure se esiste un vilipendio intellettuale ad un simbolo dello stato). Voglio dire, questi signori hanno bruciato un simbolo della repubblica, altri signori ogni giorno offendono la repubblica e la costituzione italiana con la loro conduzione scellerata di un paese allo sbando.

Poi…

Martone dice che se a 28 ancora non sei laureato sei uno sfigato. Da un lato posso anche dargli ragione, dall’altro…

…uno studente per quale motivo si dovrebbe sbrigare a laurearsi? Tanto anche se si laurea a 23, a meno che non abbia calci nel culo è difficile che trovi lavoro. Ad ogni modo, io sono la persona meno indicata a parlarne. Dopo che l’esame di glottologia m’è stato rinviato per la seconda volta ho preso e ho salutato l’università italiana.

Penso a tutti gli esami che vengono rinviati con gli studenti in aula ad aspettare, magari pendolari che si sono alzati alle 5 per prendere un treno ed essere puntuali salvo poi scoprire a mezzogiorno che il professore non verrà. Penso a segreterie che si perdono la tua iscrizione, a un sistema universitario la cui organizzazione non è per niente all’altezza della qualità dell’insegnamento…

Boh…

Non sono lucido. Ho passato 42 delle ultime 72 ore a bordo di una carboniera per poi sentirmi dire che se l’equipaggio ha fatto cadere una pedana con i secchi di pittura è colpa mia. Dovevo vigilare su qualcosa che non è di mia competenza e sulla quale non avevo alcun controllo. Tra poco l’idiota darà a me la colpa del naufragio della Concordia…

A proposito, tra un po’ riparte l’isola dei famosi. Mi auguro che lì vicino non passi nessuna nave Costa. Dico davvero, non sto scherzando. Nel disastro, i naufraghi del Concordia sono stati fortunati: hanno fatto naufragio al Giglio dove persone splendide hanno passato notti in bianco per aiutarli. Immaginate se avessero trovato Pappalardo e DJ Francesco

L’aria è…

…nostalgica e romantica…

…in toni seppia…

…di filmati sgranati e in technicolor…

…che fa molto old school…

…perchè i San Francisco 49ers sono al Championship della NFC contro gli insopportabili New York Giants…

…e questa domenica c’è da vestirsi di rosso e oro per sostenerli, 18 anni dopo, nella corsa per il Superbowl!

E’ la squadra che non ti può stare antipatica. E’ la Javier Zanetti della NFL.

Già dai colori non si può non amarli. Hanno consegnato alla storia leggende come Jerry Rice e Joe Montana, per non parlare del tanto discusso O.J. Simpson. In generale, l’importante è che non vincano i Giants, poi va bene tutto: Patriots, Ravens o, soprattutto, i 49ers.

C’è chi mi chiede…

…la mia posizione circa l’incidente della Concordia.

Io sto con lo scoglio.

Non voglio essere ironico, dico solo che l’unico realmente esente da colpe, è quel povero ammasso di roccia.

Me lo figuro tranquillo e pacioso, uno spuntone di roccia sommerso da chissà quanto tempo, che non rompe i maroni a nessuno, che non s’impiccia dei fatti della gente. Flora e fauna marine che gli crescono addosso e lui lì che lascia fare perchè almeno così ha un po’ di compagnia.

Schettino ormai è passato alla storia. La telefonata tra De Falco e Schettino sarà il nuovo tormentone estivo. Il libro delle facce ha già vomitato tanti di quei link (dei quali un buon 90% è completamente sballato o inutile) e indignazioni che ho sentito il bisogno di lasciar perdere.

Talvolta vengo accusato di eccessivo buonismo e tolleranza. In realtà tendo ad analizzare quante più sfumature possibili di ogni vicenda. Per questo motivo, spesso mi son chiesto quale sia il confine tra il trovare motivi e trovare giustificazioni. Quand’è che il bianco tende, anche se solo in modo infinitesimale, al grigio e poi diventa nero? (non pretendo che capiate, la mia testa è complicatissima)

L’idea che mi son fatto riguardo a:

Schettino

Ha fatto ‘na cazzata. E’ evidente. Ho provato a mettermi nei suoi panni, ovvero, quelli di un comandante 50enne al quale viene affidato il comando della Costa Concordia. Probabilmente vuole fare bella figura. Probabilmente riceve qualche pressione per fare quella sciagurata rotta (la famosa teoria del saluto all’isola e al fantomatico comandante in pensione della Costa). Probabilmente ha visto, al momento di prendere le consegne, che quella rotta negli ultimi anni era stata una consuetudine, un qualcosa che rientrava nell’ordinario. Probabilmente (sicuramente) è stato eccessivamente sicuro (o superficiale). Probabilmente è vero che con una nave inclinata a quella maniera non riusciva più a stare a bordo. Probabilmente due minuti dopo l’impatto ha capito che la carriera era finita, che la frittata era fatta, che iniziavano guai più grandi di lui (più grandi di chiunque) e la testa ha flippato (sfido chiunque a mantenere i nervi saldi). Probabilmente ha aspettato troppo a dare l’allarme. Probabilmente, però, nella fiera delle puttanate, va detto che almeno una cosa buona l’ha fatta: ha portato la nave in secca evitando un disastro di proporzioni enormi. Probabilmente la reazione emotiva di una persona che si ritrova al buio, al freddo e in mezzo a centinaia di persone in preda al panico è differente da chi sta in una sala operativa a guardare monitor…

Non più tardi di sabato mattina ho scritto:

La gente di mare è scaramantica. Non si aprono ombrelli a bordo (neppure si portano!), non si portano donne a bordo, non si calpestano gli stemmi delle navi, ecc…

E oggi leggo di Domnika Cemortan, la bionda moldava che pare fosse assieme al comandante al momento dell’incidente. Addirittura si parla di una bionda e una mora, in perfetto stile velinesco.

Insomma, ‘sta nave le (s)fighe se le è tirate tutte…

De Falco e le Capitanerie

Non mi va di entrare troppo nel merito, ma solo perchè . Non è un eroe, è uno che ha fatto quello che tutti si aspettano da un uomo di mare. Ho sentito oggi che è uno di quelli che per anni si è opposto alla pratica dell’inchino, il saluto sottocosta delle navi da crociera alle isole. Ne sono lieto, anche perchè uno dei primi pensieri che mi sono fatto, mentre sentivo le dichiarazioni del personale degli uffici marittimi coinvolti, è stato: Considerato che non era la prima volta che la nave faceva quella rotta, perchè prima non hanno detto nulla?

E sono tornato all’italianissima filosofia della prevenzione postuma, vanto dello stivale da nord a sud. Prima la disgrazia, poi si prendono provvedimenti. Perchè, diciamocelo, erano tutti contenti che la nave passasse di lì a fare il saluto. Fà molto riviera, fà molto Love Boat e filmati d’altri tempi con i bambini in braccio ai papà che dal lungomare salutano il gigante. Perchè se volevi evitare un qualsiasi rischio, al primo transito gli facevi un bel verbale e vedi che gli armatori col piffero che avrebbero lasciato la nave libera di farlo una seconda volta.

Discorso diverso per chi, come al solito, deve andare a raccogliere i cocci. I sommozzatori che devono infilarsi in spazi angusti con migliaia di tonnellate metalliche sopra la testa, pronte a inabissarsi con loro dentro alla prima variazione dell’equilibrio. Chi ha passato la notte in bianco ad aiutare i naufraghi, chi continua a passare le notti in bianco per evitare un disastro ambientale…

I giornalisti e la gente

Alla fiera delle puttanate inaugurata da Schettino, s’è aggiunta la fiera di chi la sparava più grossa. Come al solito c’è stata la corsa allo scoop, al rifornimento di sassi da tirare ad un uomo già bersagliato da ogni sorta di insulto e meschineria. Corsa a chi portava il presuntuoso esperto di turno, che parlava dalla sua poltroncina tranquilla, che sputava sentenze su tutto. Manco s’è studiato il risultato della scatola nera e già tutti sapevano con certezza, quello che era successo.

E non parliamo di facebook…

Link assurdi, ingiurie nei confronti del comandante, esaltazione di chi fa semplicemente il proprio lavoro, eccessi di empatia, testimonianze di dubbia attendibilità. Se in occasione del referendum sul nucleare il cittadino medio s’è scoperto un esperto ingegnere, stavolta si è scoperto un esperto in: piattaforma, statica, dinamica della nave, apparati di bordo, antincendio massivo, etc…

Ho sentito confondere stazza con pescaggio, velocità con rotta e chi più ne aveva più ne metteva. Il tutto, naturalmente, all’insegna del quanto ce piace chiacchierà

Torno allo scoglio, muto e dimenticato protagonista della faccenda. Quella povera roccia colpita dalla nave. Non ci basta più sventrare montagne, spianare colline, arginare fiumi e mari. Non ci basta più nulla, neppure che un uomo debba fare i conti con la propria coscienza e col castigo della giustizia. C’è da avvilirlo, colpirlo sempre più violentemente per sfogare rabbie represse. C’è sempre da trovare un capro espiatorio univoco, la punta dell’iceberg verso la quale puntare il dito senza che si vada mai a guardare quanta roba c’è sotto.

Schettino ha sbagliato ed errare è umano. Non basta uno stipendio di parecchie migliaia di euro per impedirlo, si può solo ridurre il più possibile i margini di errore. Ma dipende sempre e solo da noi.

Io partirei con l’evitare di appioppare nomi tipo Concorde e Concordia ad aerei e navi. Magari non è quello, magari non è vero che portano sfiga, ma per non saper nè leggere nè scrivere…

Una nave…

…se gli apri una falla, uno squarcio, di 70 metri sotto alla linea di galleggiamento, inizia ad imbarcare acqua e ad affondare.

Benché rattristato per l’incidente occorso alla Costa Concordia, sono lieto che la gente ne stia prendendo atto.

Fino a stamattina, la gente non sembrava averlo capito. Probabilmente pensava che prendere una nave è come prendere un treno. Non si pensa mai all’ovvio…

Ti arrabbi con qualcuno, o qualcosa, e dici che nel 2012 queste cose non dovrebbero succedere. Ma perchè? Qual’è la differenza tra una nave moderna e una galera romana? Entrambe restano a galla e si muovono per lo stesso principio.

Non viene colta la sfumatura, il fatto che le moderne tecnologie aiutano ad avere mezzi sempre più efficienti, ma non puoi eliminare del tutto il rischio che la nave affondi per un improvvisa malasorte, che sia uno scoglio sommerso, una raffica di vento improvvisa, un colpo di sonno di chi è al comando, etc…

Pensare che nel 2012 certe cose non debbano accadere è tipico della superbia dell’uomo.

Come quando il bagnante maledice lo squalo che gli ha appena portato via una gamba. E’ colpa dello squalo o di te, coglione, che vai a farti il bagno in mare aperto? Non è che siccome sei un uomo allora gli squali non ti attaccano, anzi, fossi uno squalo mi girerebbero a tal punto che verrei a cercarti io. (Si vede che tifo sempre per lo squalo?)

Sono irritato dai commenti che leggo su facebook: La Costa Concordia come il Titanic! (ma stiamo scherzando?!?!?!), Ogni 100 anni affonda una nave da crociera di grandi dimensioni!, E’ tutta colpa del Comandante che stava a cena e non la pilotava nessuno! (??????).

Mettiamo un po’ d’ordine…

E’ vero che ci sono comandanti che assomigliano più a dei tramvieri (con tutto il rispetto per i tramvieri), ma non è che il Comandante stia in plancia 24 ore al giorno…

A bordo normalmente si seguono turni di guardia nei vari reparti, per garantire un ricambio con gente fresca e riposata, altrimenti ogni 12 ore di navigazione le navi dovrebbero gettare l’ancora per far riposare l’equipaggio.

Soprattutto non credo che una società armatrice come la Costa abbia messo al comando della sua ammiraglia il primo cretino che passava di lì. Non mi pronuncio neppure sulla presunta mancanza di sufficienti dotazioni di salvataggio. Mi sembra solo molto strano, considerati i mille controlli che vengono fatti alle navi da parte delle autorità (controlli scrupolosi perchè le suddette non vedono l’ora di fare multe ed incassare qualche soldino). Mi sembra invece più plausibile che il passeggero medio, come al solito, non sapesse neppure dove cercarli i giubbotti salvagente, sebbene gli venga ricordato ogni due minuti da cartelli, segnali, avvisi radiodiffusi. Queste, tuttavie, sono mie considerazioni che lasciano il tempo che trovano, la verità la sanno solo loro.

Continuo a leggere un sacco di fesserie, quindi vorrei aiutare la divulgazione di un principio nuovo e rivoluzionario:

Gli aerei cadono, le navi affondano (e vi assicuro che ogni giorno ci sono tanti di quegli incidenti in mare che manco a un destruction derby), i treni deragliano e le auto ne fanno di tutti i colori. E’ nell’ordine naturale delle cose. 

La gente di mare è scaramantica. Non si aprono ombrelli a bordo (neppure si portano!), non si portano donne a bordo, non si calpestano gli stemmi delle navi, ecc…

Insomma, la superstizione è una compomente importante nel carattere di un po’ tutti i marinai.

Il giorno del varo della Costa Concordia, la bottiglia di Champagne non s’è rotta facendo presagire tanta sfiga per quello che è (era?) un vero e proprio gigante del mare. Risultato: in poco meno di sette anni, due incidenti.

Il primo, a Palermo, causato dal vento forte. Già, perchè nessuno pensa mai al fatto che, si, le moderne navi da crociera vanno a motore, ma se una folata di tramontana porta via te che hai solo un giubbotto addosso cosa potrà mai fare ad un palazzo galleggiante alto 60 metri e lungo 291? Effetto vela: aumenta la superficie di lavoro del vento, aumenta la spinta ed ecco che la nave se la porta via…

Stanotte il dramma al largo del Monte Argentario, con la nave che cerca la salvezza nelle acque basse dell’Isola del Giglio.

La rotta è chiara: Civitavecchia, Argentario, Isola del Giglio.

Non so dire quale fosse la normale rotta seguita dalla nave, suppongo sia sempre stata questa. Sono anni che parte da Civita, quindi non capisco stavolta cosa possa essere cambiato. Lo sapremo, forse, solo in seguito. L’inchiesta studierà i punti nave seguiti durante la crociera, vedrà quali ordini sono stati impartiti ai macchinari di bordo e, forse, capiremo che diavolo è successo.

Se è vero quel che ho letto, e cioè che il comandante dopo l’urto ha cercato salvezza in acque meno profonde portando la nave ad incagliarsi poco fuori all’Isola del Giglio, per me è stato un fenomeno ed è da considerare un eroe.

Come avrebbe detto Lucio Battisti, lo scopriremo solo vivendo…

Alle 00.41…

…di un anonimo 10 gennaio, mi squilla l’avviso di ricezione email del BlackBenny.

Penso alla mail contenente la parola del giorno, email che inspiegabilmente mi viene recapitata attorno all’1.40 di notte.

Guardo il cellulare, apro il messaggino e con mia grande sorpresa e immensa gioia leggo:

Yo DoubleB!!! Whattyadoin buddy?

Guess wha? Da Mad Rapper gotcha annot gonna lettya slip away ‘gain man!

Che tradotto dal MadRappese vorrebbe dire: Ehi DoppiaB! Come và, bello? Indovina? Il Mad Rapper ti ha (ri)beccato e non ti lascerà scappar via di nuovo!

Insomma, grazie al libro delle facce sono riuscito a rimettermi in contatto con lui: The Mad Rapper.

Mitologica figura metà uomo e metà rapper. Il rhyme puker. Colui che preferiva non parlarti se non riusciva a farlo in rima. Quello che mi ha fatto conoscere personaggi come Sloppy Dog e Ice “Da Funk” Boy (altri loschi figuri con i cromosomi dai pantaloni bracaloni e catenone). Il tizio che stava al banco di dietro nella mia classe di Storia Americana, per poi ritrovarmelo anche in quella di Biologia.

E’ lui che mi ha iniziato al rap, all’hip-hop, all’ R’n'B… e al gospel…

E allora in suo onore non potevo non ascoltarmi, una volta tornato in ufficio, le tre canzoni simbolo di quei pomeriggi passati nel suo scantinato ad ascoltare Puff Daddy, i Wu-Tang Clan, i mitici Fugees…

Salutato il 2011…

…eccoci al 2012.

Aspettative? Boh, non più di quelle che avevo riposto nel 2011.

Dappertutto leggo frasi ingiuriose dei confronti dell’anno appena passato. A me non è parso poi tanto male. Insomma, a parte le delusioni sportive (l’infortunio di Tokyo), quelle sentimentali e alcune lavorative, l’aftermath del 2011 vede un bilancio decisamente positivo nel quale le soddisfazioni superano di gran lunga le delusioni.

Oggi mancano esattamente 8 settimane alla Maratona di Tokyo e alla mia personale rivincita contro la sfiga.

Oggi, mancano potenzialmente 355 giorni alla fine del mondo (o al nuovo inizio, chissà).

Oggi è un dono, per questo lo chiamano presente (cit.)

Vi lascio con il 2011 in review che mi ha mandato wordpress. Se il blog è cresciuto, è solo grazie a voi.

Buon 2012!

Anakin

Here’s an excerpt:

A New York City subway train holds 1,200 people. This blog was viewed about 3.700 times in 2011. If it were a NYC subway train, it would take about 3 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

E svegliarsi…

…in un gelido mattino di fine anno con la gatta ai piedi del letto che ti guarda come se volesse chiederti: “Come vivrai, Johnny?“.

Tu ti stiri, ti metti a torso nudo (pratica, questa, che mi rimane come eredità del periodo trascorso in Accademia Navale) e le rispondi: “Giorno per giorno…

A quel punto sei cosciente di non avercelo un deserto verso il quale incamminarti, e neppure un coltellaccio alla Rambo. Ti avvii verso il bagno per darti una sciacquata mentre aspetti che il caffè inizi a fare il suo tipico grgrgrgrschhhhhrrrrrgrgugru nella moka.

Ho le spalle un pochino anchilosate. Ieri seduta di palestra nella quale mi sono reso conto di essermi vestito come un miccio del re. Dicesi miccio del re, la donzella di mare, pesciolino rompipalle dalla sgargiante livrea in stile art attack eseguito utilizzando barattoli di colore fatti esplodere in sequenza casuale. Pesciolino che ti rovina le giornate di pesca perchè è puntualmente il primo ad avventarsi sulle tue esche e del quale abbiamo una diapositiva:

Donzella di mare

A Civita hanno messo una pista da pattinaggio su ghiaccio usa e getta, di quelle che monti al volo in due giorni e passate le Feste le togli che sia mai che poi fai qualcosa de bono a lasciarla operativa fino ad aprile.

Ovviamente l’indigeno medio s’è riscoperto subito l’Evgeni Plushenko de noantri e ha immediatamente affollato la pista con piroette di dubbia bellezza risultanti in sistematiche culate e ipersollecitazione dell’osso sacro.

Io fortunatamente ho scoperto già nell’inverno del ’97 che il pattinaggio su ghiaccio è una roba che con me non ha proprio nulla a che spartire. Rimane solo l’ammirazione silenziosa per quei fenomeni che vedi volare elegantemente sul ghiaccio e che son capaci di completare un doppio axel come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Thank God…

…it’s Christmas.

E la voce di Freddie Mercury – pace all’anima sua che non sa quanto ne sentiamo la mancanza – risuona nella mia mente.

Auguro a tutti voi un sereno Natale, con la speranza che qualcuno nel mondo (ad esempio quelli che giocano a fare le guerre, etc…) si ricordi finalmente che non è il compleanno di Babbo Natale, ma l’anniversario della nascita di colui che ci ha lasciato in eredità l’unico comandamento che occorre ricordare, poichè alla base di tutti gli altri:

Ama il prossimo tuo come te stesso

Poi si può essere più o meno credenti, più o meno cristiani, o di un’altra religione,  ma per me non esistono altri modi di vivere.

Auguri da me e dalla gatta :-)

THANK GOD IT’S CHRISTMAS

Mancano due giorni…

…a Natale.

Stasera a Civita ci sono le pastorelle, ovvero, gruppi di persone che girano per la città intonando canti natalizi. Una delle poche cose di Civita che salverei.

La crisi ha dato il pretesto al mio capo per non darci la tredicesima prima di natale. La prenderemo dopo le Feste.

Per fortuna, mi ero organizzato prima con i regali, ma comunque la cosa mi secca. Torniamo alla questione della correttezza, della cura per l’essere umano, della sensibilità. C’è chi non riuscirà a dare neppure una piccola mancia di 50 euro ai propri figli, come un mio collega che si spacca la schiena trasportando merci a destra e a sinistra per le navi.

Vabbè, così è andata e c’è poco che si può fare. E allora passerò 24,25 e 26 chiedendomi per che cosa sono a lavoro e ripetendomi tipo mantra che il lavoro nobilita l’uomo e che con questa fame di lavoro che c’è, è meglio non far cazzate…

Ad ogni modo, oggi sono andato per mare. Ho accompagnato il chimico di porto a bordo di una carboniera. Il comandante è un pakistano di 50 anni, e benché non si annoverino pakistani di sorta nella storia della navigazione mondiale, c’è da dire che ne sa.

E’ stata un esperienza particolare.

Innanzitutto l’accoglienza. Si è presentato in divisa, tirato a lucido e con tre tazze di té. Ci ha fatto accomodare e subito dopo un ragazzo ci ha portato dei dolcetti. Sono rimasto solo con il comandante e mentre aspettavo che il chimico facesse il suo lavoro, mi ha iniziato a chiedere del Natale che si avvicinava e di come lo avrei passato.

Cominciamo quindi a parlare del Natale e delle festività islamiche. Mi racconta dei raduni delle famiglie in occasione delle Feste e mi vengono in mente i cenoni e i pranzi di Natale e Pasqua. Io gli parlo di quello che in teoria dovrebbe rappresentare il Natale e lui mi legge tre sure del Corano. Me lo mostra il suo corano. Un libricino scritto in arabo e urdu (si legge urdù) che si apre con: “Questo è il Corano, il libro che mostra la retta via”.

...una parte del Corano che mi ha mostrato il comandante...

Mi racconta dei movimenti estremisti che terrorizzano le tribù e le diverse etnie del suo Paese, dei messaggi di speranza che il Corano stesso porta, della poesia di un testo che purtroppo viene utilizzato per fomentare i giovani, formare spiritualmente i terroristi e creare kamikaze. Shaid, li chiamano loro. E al contrario del termine giapponese, che significa vento divino, vuol dire martire. E’ con profonda amarezza e tristezza che parla di questi ragazzi, spesso poco più che adolescenti, che si fanno saltare in aria o si arruolano nelle milizie.

Mi dice che non ha un senso, che il martirio ai tempi del Profeta non era questo.

Il ritorno del chimico ci ha interrotto, ma quell’ora passata in compagnia di quest’uomo mi ha fatto riflettere su tante cose, a partire dalla visione che spesso abbiamo dei musulmani e del mondo islamico. Quello che ci arriva del mondo è una prospettiva troppo ristretta, perchè ovviamente fa più notizia uno shaid che si fa saltare in aria e uccide 50 persone che non la delicatezza dei modi di questa gente. Io stesso, non avendo mai avuto a che fare con i pakistani e vista la nomea di nazionalità a rischio, ero partito un po’ dubbioso. In realtà non sapevo cosa aspettarmi.

E’ questa mania del dover incasellare una persona. Del volergli trovare una collocazione che sia univoca. Il tutto bianco o tutto nero, buoni e cattivi. Si dovrebbe invece iniziare a credere nell’uomo che si ha davanti, parlare guardandosi negli occhi e cercare di capire chi è.

A volte, distratto e rintronato dall’eccessiva disinformazione, me ne dimentico anche io.

Vi lascio con questa foto che ho scattato ora e che fa apparire il porto quasi bello:

...il porto al tramonto...

e questa…la stella della sera…(si vede malino, ma è al centro quasi preciso della foto. Che poi stella non è…)

...Venere...